10 tendenze del 2022 nel mondo del lavoro

Equità, flessibilità, downshifting e salute mentale: ecco le dieci tendenze 2022 che cambieranno il modo in cui lavoreremo.
I
6 minuti
Tendenze del mondo del lavoro

Il 2022, cominciato da pochi mesi, ha portato con sé ulteriori stravolgimenti in un panorama già fortemente segnato dalla pandemia.

Lo scenario mondiale è sempre più instabile e questo si riflette anche nel mondo del lavoro.

Una cosa è chiara: continueranno a esserci forti cambiamenti.

Con queste premesse è possibile individuare dei trend per quest’anno?

Sì, delle tendenze 2022 ci sono e pensiamo che avranno un impatto significativo sul futuro del lavoro.

Diversity & Inclusion, ma soprattutto equità

Il concetto di Diversity & Inclusion è oramai spesso affiancato da un ulteriore, necessario tema: equity.

Equity è attenzione alla trasparenza, alla correttezza dei processi, che devono essere giusti ed equi.
Perché è fondamentale rendersi conto che non tutti partono dallo stesso punto di partenza.
Ogni persona proviene da diverse situazioni e background.
Bisogna prendere atto di queste circostanze e dei bisogni di ciascuno per evitare situazioni di svantaggio.

Un esempio semplice: il remote worker si trasferisce in un luogo dove la vita ha un costo minore. Risulterà in questo modo potenzialmente avvantaggiato rispetto al collega che rimane a vivere nella città molto costosa dove ha sede l’azienda.
È equo che questi due collaboratori percepiscano lo stesso stipendio a parità di mansioni?
La domanda rimane aperta, ma i manager iniziano a chiedersi se sia giusto non tenere conto di queste e altre circostanze simili, spesso ben più gravi.

Lo schermo di Zoom è il nuovo soffitto di cristallo?

Diversi studi hanno dimostrato che le prestazioni del lavoro da remoto o in modalità ibrida sono uguali o superiori a quelle di chi lavora in presenza.

Eppure, entrano in gioco i bias. È stato notato come i manager siano più propensi a promuovere o concedere aumenti di stipendio a chi frequenta l’ufficio, anche se non vi è alcuna comprovata differenza di performance tra questi e coloro che sono in smart working.

I dati mostrano inoltre che la maggior parte delle persone che preferiscono lavorare in ufficio sono uomini bianchi.

È evidente come questa situazione possa andare a discapito delle categorie già a rischio esclusione, come le donne o i disabili che, prediligendo la modalità dello smart working, rischiano di non ottenere scatti di carriera o incrementi di stipendio.
Ci si sta iniziando a chiedere: lo schermo di Zoom è il nuovo soffitto di cristallo?

Il fenomeno del downshifting

Lavorare meno per vivere meglio (con poco) per alcune persone sta diventando la soluzione.

Sappiamo che in stati come Scozia, Giappone e Islanda è stata sperimentata la settimana lavorativa di quattro giorni, a parità di stipendio e numero di ore, con buoni risultati.

Tuttavia, accanto a questi interessanti test, alcune organizzazioni stanno iniziando a offrire meno ore di lavoro a fronte di uno stipendio minore. Questa formula è sempre più spesso ricercata dai dipendenti stessi in un’ottica di “downshifting”

Si definisce “downshifting” la decisione di fare un cambiamento di lavoro con l’obiettivo di lavorare – e guadagnare – meno, diminuendo il superfluo e incrementando il proprio       tempo libero.

Chi sceglie questa modalità ritiene che i soldi non siano il driver fondamentale nella vita, ma che sia più importante avere la possibilità di dedicarsi maggiormente ad altre passioni, alla propria famiglia, o semplicemente a fare una passeggiata nella natura. Insomma, si tratta di un vero e proprio nuovo stile di vita.

Questa tendenza sembra prendere sempre più piede, e pare sia in grado di migliorare la qualità della vita e ridurre i livelli di stress.

Le organizzazioni che offriranno la possibilità di scegliere contratti con meno ore e giorni lavorativi potrebbero avere un vantaggio competitivo nell’attrarre talenti.

Il turnover non si fermerà

Il fenomeno della Great Resignation è una realtà e le aziende stanno cercando in tutti i modi di trattenere i propri talenti, puntando anche sul lavoro da remoto e la possibilità di gestione in autonomia delle mansioni.

Eppure, nel lungo periodo è probabile che nemmeno questa modalità risolverà la situazione, con motivazioni da trovare nel fatto che, senza una rete di networking efficace, molte persone non hanno un senso di appartenenza all’organizzazione. Vi è inoltre anche una ragione molto pratica: lo smart working rende più propensi a lavorare in realtà molto lontane da casa. È evidente che il bacino di possibilità di lavoro si amplia e la competizione nell’attrarre talenti diventa più serrata.

In questo caso per la talent retention sarà fondamentale la capacità dei manager di coinvolgere tutti i membri del team e di organizzare attività di digital networking.

I manager dovranno investire sulle soft skills

È evidente, le soft skills stanno diventando sempre più importanti per chi lavora ad alti livelli.

Il 65% dei compiti dei manager potranno diventare automatizzati dalla tecnologia entro il 2025. È necessario dunque ripensare a quello che ci si aspetta dal ruolo di leader.
Fondamentale sarà la capacità di adattamento, ascolto ed empatia.
È opportuno che le organizzazioni investano per aiutare i manager nello sviluppare queste skills, anche attraverso programmi e progetti specifici.

Un capo che saprà essere resiliente e attento ai bisogni del proprio team, potrà rendere più produttivo tutto il sistema.

Gli strumenti digitali diventeranno sempre più fondamentali

La trasformazione digitale ha portato le organizzazioni ad affidarsi a strumenti ormai indispensabili per gestire i team in un ambiente virtuale e organizzare i flussi di lavoro.

La tendenza sarà quella di avere strumenti sempre più sofisticati, che aiuteranno non solo nello svolgimento, ma anche nella qualità del lavoro. 
Per esempio, durante le riunioni virtuali le nuove tecnologie saranno in grado di dare informazioni di background riguardo agli altri partecipanti alla call.
Questo aiuterà anche a focalizzarsi sulle questioni più rilevanti da trattare in ciascuna riunione.

Dobbiamo aspettarci una tecnologia sempre più pervasiva e fondamentale, in grado di compiere processi anche molto complessi con pochi clic.

Alcuni vorranno il ritorno in ufficio

Alcune organizzazioni, per affrontare la complessità del periodo, stanno pensando di tornare sui propri passi per cercare di ritornare a quella che è considerata la “normalità”.

Il lavoro ibrido è accusato di creare problemi come il turnover, scarso controllo sui propri collaboratori, cattivi risultati in termini di business, perdita di cultura aziendale.

Purtroppo, l’obbligo di presenza difficilmente riuscirà a risolvere queste criticità.

La soluzione non è ritornare a vecchi modelli, ma pensare fuori dagli schemi accettando la nuova normalità. Questo permetterà di risolvere i problemi in modo innovativo e creare nuove opportunità imprenditoriali.

Salute mentale

L’attenzione alla salute mentale dei propri collaboratori sarà una tendenza importante nel 2022. Dopo due anni di pandemia, lo scoppio di una guerra in Europa e in generale una situazione di stress, incertezza e paura prolungati, sono risultate in conseguenze psicologiche molto pesanti sui lavoratori, e in generale sulla popolazione.

Questo ha avuto ripercussioni ovviamente anche sulla produttività.
A causa di ciò sempre più organizzazioni stanno promuovendo programmi e investimenti riguardo il benessere psicologico dei collaboratori e stanno lavorando perché l'ambiente di lavoro sia un luogo "psicologicamente sicuro”.
I risultati si vedono: coloro che hanno beneficiato di programmi relativi alla salute mentale sul lavoro riportano il 23% di benessere in più rispetto a quelli che non ne hanno usufruito.

Salute fisica

Mente e corpo sono strettamente collegati.
Così, insieme alla tendenza 2022 relativa al benessere psicologico, l’attenzione sarà rivolta anche al benessere fisico.

Il 40% degli individui affermano di essere diventati più sedentari durante lo smart working. Mancano le occasioni per fare una camminata che si creavano nel commuting o passando da una riunione all’altra in ufficio.

Il rischio è quello di rimanere tutto il giorno seduti in casa, davanti a un computer.

Il “Sitting is the new killing” è un trend negativo da non sottovalutare.

Le organizzazioni stanno cercando di prendersi cura delle proprie risorse anche in questo senso, offrendo nuovi benefit e tecnologie a supporto della salute fisica.

Anche se questo non è apprezzato da tutti: per alcuni è un’invasione del proprio spazio personale da parte dell’azienda.

Mentre per altri, come i lavoratori con disabilità fisica, potrebbe essere percepito come motivo di esclusione.

Flessibilità

È evidente che destreggiarsi nel mondo nel 2022 sarà complicato, vi saranno cambiamenti rapidissimi, tendenze a tratti contraddittorie. Lo stesso fenomeno visto da punti di vista diversi potrà riservare vantaggi e svantaggi, luci e ombre.

Quello che appare evidente è che non esiste una formula “perfetta” per gestire il proprio ambiente lavorativo.
La parola chiave sarà flessibilità. Monitorare quello che succede e agire di conseguenza, cercando di essere resilienti e lungimiranti nelle proprie scelte, e, perché no, anche creativi.

Al centro ci sono gli individui, con le loro unicità e complessità.
Caso per caso, starà ai manager capire quali sono le condizioni ottimali con cui ognuno possa lavorare al meglio, per il beneficio di tutti.

La domanda sarà: cosa esprime al meglio il potenziale di ciascun individuo, rendendolo produttivo in modo sano?

I leader dovranno essere capaci di accogliere i bisogni dei loro collaboratori, ascoltarli, rispettarli e saperli guidare in un periodo storico complesso, ma anche ricco di potenziali innovazioni.


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