Sempre più aziende usano software per il controllo dei pc dei dipendenti (anche se non servono a molto)

In presenza o da remoto, il numero di aziende che usano software per il controllo dei pc dei dipendenti è in aumento. Ma questi strumenti servono davvero a qualcosa?
Manager che usa software per controllo del pc dei dipendenti

Prima della pandemia, Mark lavorava nel dipartimento IT di un’azienda statunitense insieme ai suoi colleghi di lavoro, “senza che il nostro manager dovesse occuparsi troppo di noi”.

Il lavoro da remoto ha cambiato tutto. “Il monitoraggio è iniziato dal giorno uno”, ha raccontato Mark alla BBC, riferendosi al software di controllo dei dipendenti che l’azienda aveva deciso di installare sui loro pc. A detta del suo manager, quel tipo di sorveglianza serviva per "assicurarsi che tutti fossero produttivi e che potessero comunicare apertamente come se fossero in ufficio”.

Per Mark, quel software è subito diventato un grande motivo di ansia e preoccupazione. “Era molto stressante sapere che dovevo usare il pc in continuazione per paura che lui pensasse che stessi battendo la fiacca invece di essere al telefono o in bagno”.

La decisione del manager di Mark non è un caso isolato: secondo il New York Times, ad oggi otto delle dieci più grandi aziende private statunitensi monitorano la produttività dei loro dipendenti, alcune anche in tempo reale.

Come funzionano i software di monitoraggio dei dipendenti?

Per molti lavoratori e lavoratrici di tutto il mondo, questi software non sono una novità: i principali servizi di spedizione (come Amazon e UPS) o di consegne a domicilio li utilizzano da anni, in maniera spesso molto problematica.

Dall’inizio della pandemia, tuttavia, il numero di aziende che sceglie di installarli è raddoppiato e le conseguenze iniziano a farsi sentire anche su chi fa lavori d’ufficio, sia in presenza che in smart working.

Esistono tipi di software diversi - i più conosciuti sono RemoteDesk, WorkSmart e Prodoscore -, ma i tipi di sorveglianza più diffusi riguardano:

  • Cronologia delle ricerche e del tempo trascorso su Internet e sui social media;
  • Screenshot delle schermate del pc;
  • Accesso alla videocamera del pc e registrazioni audio e video;
  • Accesso completo al pc dei dipendenti;
  • Accesso al contenuto della mail;
  • Registrazione delle conversazioni al telefono;
  • Geolocalizzazione dei dipendenti.

Alcune aziende non si limitano a sorvegliare i dispositivi aziendali, ma anche quelli personali

Altre non utilizzano questi software solamente per controllare i dipendenti, ma anche per prevedere cosa potrebbero fare in futuro, come chiedere un aumento o cercare un altro lavoro.

Report di un software per controllo del pc dei dipendenti

Ma è legale monitorare i pc dei dipendenti?

Negli Stati Uniti non esistono leggi che regolino la sorveglianza elettronica nel settore privato. 

In Europa, invece, la situazione è più complessa: il Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR, prevede che il monitoraggio sia giustificato per individuare o prevenire la perdita di dati personali (come quelli dei clienti), di proprietà fisiche o intellettuali dell’azienda o per migliorare la produttività e la performance dei dipendenti.

Tuttavia, i dati raccolti non possono essere utilizzati da sistemi automatizzati per prendere decisioni sulle performance dei dipendenti senza l’intervento di un essere umano. Inoltre, è contro il GDPR sorvegliare costantemente i dipendenti senza alcun sospetto di atti illeciti o registrare le loro azioni in segreto. 

Gli effetti dei software di monitoraggio sui dipendenti

Molti dipendenti considerano l’uso di software di monitoraggio demoralizzante, umiliante e tossico, oltre che l’ennesimo esempio di micromanagement.

Non sono gli unici: una ricerca condotta da David Welsh, docente dell’Arizona State University,  ha dimostrato che i dipendenti sorvegliati dai software tendono a fare più pause, lavorare più lentamente e rubare più oggetti di proprietà dell’azienda rispetto a quelli che non vengono sorvegliati.

“Il senso di responsabilità personale diminuisce quando si viene sorvegliati”, ha spiegato Welsh, aggiungendo che la sorveglianza sul lavoro spesso ottiene risultati opposti a quelli previsti dal management.

Dal punto di vista umano, lo stesso co-creatore di WorkSmart, Federico Mazzoli, è arrivato a riconoscere i limiti del software di monitoraggio che ha aiutato a sviluppare. 

A due anni dal lancio del prodotto, Mazzoli si è ritrovato infatti a usarlo nella sua quotidianità, arrivando alla conclusione che “certi giorni muovevo il mouse a caso, solo perché ero obbligato a farlo”. Alla fine, ha deciso di lasciare l’azienda

Non tutte le persone hanno però il privilegio di poter lasciare il lavoro per sfuggire a questi software. Molte cercano di resistere, aggrappandosi ad alcuni trucchetti che iniziano a diventare sempre più popolari su TikTok (come il mouse che si muove da solo).

Altre, come Mark, decidono di affrontare il problema con i propri manager. 

“Gli ho proposto di mandargli per mail un report giornaliero in cui avrei scritto cosa io e il mio team avevamo fatto, cosa pensavamo di fare il giorno dopo e quali problemi dovevamo affrontare. Lui mi ha detto che non guardava quasi mai la schermata del software e che non si era accorto che fosse un problema, accettando la mia proposta”, ha raccontato Mark, a dimostrazione che un dialogo sincero vale ancora più di mille metriche segrete.

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