La settimana lavorativa di quattro giorni è qui per restare?

Islanda, Spagna, Belgio: la settimana lavorativa da quattro giorni si sta diffondendo in tutto il mondo. Tante realtà, tra cui Microsoft, hanno deciso di darle una possibilità. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa scelta?
I
4 minuti
Lavoro e settimana corta

Nell’ultimo periodo sentiamo sempre più parlare della settimana lavorativa di quattro giorni e dei tanti dibattiti rispetto alla sua utilità. È molto discusso, in particolare, il suo impatto sulla produttività e sul benessere dei collaboratori. Molti paesi e aziende la stanno già sperimentando, spesso con riscontri positivi.
Le risorse umane, dunque, sono sempre più interessate ad approfondire i vari aspetti di questa nuova modalità di lavoro.

La “settimana di quattro giorni” non è un concetto univoco. Ci sono infatti diversi modi in cui le aziende possono mettere in pratica la diminuzione dei giorni lavorativi.

Alcune organizzazioni hanno inserito, ad esempio, la possibilità di lavorare quattro giorni a settimana a parità di ore e di compenso.
Quindi non si tratta di diminuire le ore di lavoro, ma di condensare in un periodo di tempo più breve la settimana lavorativa.
​​Questo è il modello che è stato attuato in Belgio, in un’iniziativa inclusa in un pacchetto di riforme voluta dal governo.  L’obiettivo è il raggiungimento di un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata; tra le riforme vi è infatti anche il diritto alla disconnessione fuori dall’orario di lavoro. Il ministro del lavoro belga Pierre-Yves Dermagne ha specificato che la decisione di usufruire di questa diminuzione di giorni lavorativi spetta sempre e comunque al lavoratore. 

Un altro modello possibile di settimana corta è quello in cui a fronte di meno ore di lavoro il compenso è ridotto. Abbiamo visto che questo è uno dei trend del lavoro 2022, per cui, in un’ottica di downshifting, i lavoratori decidono volontariamente di rinunciare a parte dello stipendio per avere maggiore tempo libero. Questa, nonostante sia una tendenza in crescita, non si può considerare in sé per sé una novità. Molte aziende utilizzano da anni il part time verticale con un’organizzazione su turni.

Molto interessante e innovativa è invece l’introduzione di una settimana corta di 4 giorni a parità di compenso.
Pioniera in questo campo è stata l'Islanda. Tra il 2015 e il 2019, il Paese ha condotto degli esperimenti di prova di settimane lavorative da 35 a 36 ore, senza alcuna richiesta di un taglio proporzionale della retribuzione. 
Questo è accaduto anche in Scozia, dove i lavoratori hanno il loro orario settimanale ridotto del 20%, ma non subiranno alcuna perdita di compenso. La Spagna a sua volta sta introducendo la settimana lavorativa di 32 ore, mentre la Nuova Zelanda ha testato la settimana breve in un esperimento di 8 settimane.
Microsoft Giappone invece ha provato un programma di settimana breve chiamato “Work-Life Choice Challenge 2019 Summer”. L’azienda ha dato ai suoi 2.300 dipendenti l’opportunità di “scegliere una varietà di stili di lavoro flessibili, a seconda delle circostanze del lavoro e della vita”.

Certamente può stupire come un’azienda possa accettare di pagare allo stesso modo un proprio collaboratore a fronte di meno ore di attività.  Riflettendo più a fondo, però, ci si rende conto che il numero “standard” di ore lavorative a settimana è in realtà un costrutto sociale che nella storia è sempre andato a diminuire.

A fine 800 era normale lavorare anche 80 ore a settimana. A inizio 900, grazie alle proteste degli operai del settore meccanico, le ore di lavoro sono diminuite a 10 al giorno.

Soltanto negli anni 70 in Italia si giungerà a quelle che noi oggi riteniamo le “normali” 40 ore a settimana.
Vediamo quindi come una consuetudine apparentemente intoccabile sia in realtà una prassi attiva da meno di un secolo.

È interessante anche notare come il mondo del lavoro sia in continuo mutamento seguendo i cambiamenti della società.
Che sia arrivato il momento per un'ulteriore innovazione e nuove idee imprenditoriali?

Vantaggi

Ma quale è stato il risultato di tutti questi esperimenti? La settimana di quattro giorni è qui per restare?

Per capire se diminuire la settimana lavorativa può essere veramente un cambiamento vantaggioso per collaboratori e imprenditori, è interessante analizzare i benefici rilevati nei paesi dove la settimana breve è stata introdotta.
In effetti, gli aspetti positivi sembrano essere molti.

Ciò che emerge è che una diminuzione delle ore di lavoro aumenta il benessere dei dipendenti. È chiaro che le imprese che vogliono essere realmente competitive non possono più sottovalutare  questo aspetto. È dimostrato infatti da diverse ricerche che i dipendenti più felici sono anche più produttivi.
Altri studi, inoltre, evidenziano come lavorare troppo renda al contrario meno produttivi.

Nell’esempio di Microsoft Giappone i dipendenti a fine esperimento riferivano un miglioramento della qualità della vita ed è emerso fossero del 40% più produttivi.

Anche in Islanda i risultati sono stati strepitosi, tanto che l’86% della forza lavoro è passata a orari più brevi.

Nell’esperimento condotto in Nuova Zelanda, i dipendenti riferivano che il loro work-life balance è aumentato del 78%. Non solo lo stress è diminuito ma anche qui le performance lavorative sono migliorate.

L’aumento della produttività può essere dovuto anche al fatto che, disponendo di meno tempo, è necessaria più organizzazione e la riduzione di step inutili o “tempi morti”. Meno tempo in riunioni superflue, meno tempo di fronte ai social media. Alcuni lavoratori addirittura sono arrivati a posizionare cartelli sulla propria scrivania con la richiesta di non essere interrotti in quel momento per non diminuire la propria concentrazione. 

Dare la possibilità ai propri collaboratori di dedicarsi a ciò che amano li rende anche più creativi. È molto più probabile che un’idea vincente si sviluppi con uno stile di vita potenzialmente stimolante che passando otto ore al giorno davanti a un pc.

Secondo alcuni potrebbe essere anche un modo per combattere la disoccupazione: lavorare meno per lavorare tutti. 

Questa modalità potrebbe avere anche un’ottima conseguenza sulla DEI. In particolare, le madri, in un contesto dove l’orario di lavoro è ridotto per tutti, non sarebbero penalizzate.

Offrire ai propri dipendenti un ulteriore grado di flessibilità come la settimana lavorativa di 4 giorni può essere un valido modo sia per attrarre nuovi talenti che per trattenere i migliori professionisti nella tua azienda. 

Non va dimenticata infine la sostenibilità climatica. I lavoratori che si recano in ufficio un giorno in meno riducono le emissioni in maniera importante.
Uno studio ha dimostrato che ridurre le ore di lavoro ha un significativo impatto nel ridurre l’impatto ambientale.

Svantaggi

Tuttavia, questo modello non ha solo lati positivi. Possono emergere anche delle criticità.

La prima è che ovviamente la settimana di 4 giorni non è applicabile a tutti i modelli di business. Il rischio è che ci sia una distinzione tra l'élite che può permettersi di lavorare un giorno in meno e coloro che non possono.
Questo potrebbe portare a frustrazione tra i collaboratori e a discriminazioni.
Vista la sempre maggior importanza della equity nel futuro del lavoro, è una problematica da non sottovalutare.

Inoltre, le aziende sarebbero incentivate a licenziare chi non riesce più a preformare come prima in minor tempo, rivolgendosi a persone iper-performanti nel breve periodo per forma mentis o proprie caratteristiche personali. Questo porterebbe alla creazione di team molto omogenei e quindi, potenzialmente, a poco scambio intellettuale e innovazioni.

Un grande problema per l’Italia è che spesso i lavoratori hanno già moltissima mole di lavoro di cui occuparsi, troppa per un singolo individuo. In situazioni come queste c’è il rischio che accorciare la settimana diventi un ostacolo, da ovviare con straordinari nelle ore serali oppure non applicando i confini del “non lavoro”.

Inoltre, va ricordato il peso per gli imprenditori del costo del lavoro.
Molti, soprattutto le PMI, potrebbero trovarsi in difficoltà a mantenere per meno ore un dipendente a parità di costo o non potersi permettere di assumere qualcun altro a coprire le ore mancanti.

In alcuni business attivi 24 ore le problematiche potrebbero essere di tipo strettamente organizzativo, come la difficoltà a coordinarsi per organizzare le riunioni o gestire i progetti. Qualcuno potrebbe essere spinto a sacrificare i propri giorni liberi per non perdere riunioni o momenti importanti nella vita aziendale.

Non va inoltre dimenticato lo scetticismo di alcuni manager restii al cambiamento, che potrebbero disincentivare la pratica o penalizzare chi si avvale della diminuzione di ore.

Al momento in Italia quasi nessuna azienda ha sperimentato la settimana corta e la sua introduzione su larga scala sembra ancora molto lontana.

Alcuni imprenditori suggeriscono che il modello migliore è quello della flessibilità, valutando caso per caso senza basarsi su un modello specifico.

Al centro deve esserci, come sempre, l'individuo e le sue necessità in relazione all’organizzazione. È necessario trovare il modello migliore per il proprio business, in modo da migliorare la crescita, l’innovazione, i profitti e - perché no- anche la felicità dell’organizzazione.

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