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Qual è il futuro del lavoro post pandemia?

Come il Covid-19 ha modificato le abitudini dei professionisti e la geografia del mercato del lavoro
I

Digitalizzazione, distanziamento sociale, e-commerce, smart working: questi termini non ti sono sicuramente nuovi, e sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzeranno il futuro del lavoro. Abbiamo tutti provato l’urgenza dei cambiamenti imposti dalla pandemia e siamo consapevoli che il lavoro è uno degli elementi delle nostre vite che subiranno maggiormente gli effetti a lungo termine del Covid-19. 

 

Reazione al cambiamento: ogni settore ha la sua


In base alle specificità di ogni settore professionale, i cambiamenti possono essere diversi. Il livello di prossimità personale specifico per ogni mestiere ci permette di dividere le professioni in quattro macroaree e osservare come ognuna si trovi in una situazione differente a seconda delle sue specifiche strutturali.

  • Il lavoro in presenza (negozi, uffici informativi, banche e simili), caratterizzato dall’interazione diretta fra persone, ha visto la propria attività riversarsi nell’avvento delle e-commerce. Lo dimostra il passaggio dal 30% al 65% delle vendite effettuate online sul totale durante i periodi di chiusura forzata, come emerso da una ricerca dell’azienda di consulenza digitale Casaleggio.


  • Il settore turistico, fra quelli più colpiti dalla pandemia, è attualmente in via di recupero e adattamento alle novità imposte dalle norme sanitarie. Sul lungo periodo si prevede la riduzione dell’occupazione in seguito all’automatizzazione di numerose mansioni e la forte riduzione dei viaggi di lavoro (si stima che questo settore, il più profittevole per le compagnie aeree, si ridurrà del 20%).


  • Le professioni normalmente svolte in ufficio che richiedono l’uso del computer sono quelle ad aver maggiormente assecondato il cambiamento verso il lavoro da remoto. Secondo un’analisi dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, a quasi due anni dal primo lockdown sono 4,71 milioni le persone a lavorare ancora da casa in maniera stabile.

  • Le attività all’aperto come l’agricoltura, l’allevamento, l’edilizia e simili hanno subito in minima parte l’impatto del Covid-19, dato che richiedono scarse interazioni tra le persone e avvengono principalmente all’esterno.


Lo smart working è l’elemento chiave della deurbanizzazione avviata dalla pandemia


Dal punto di vista sociale, gli ultimi due anni hanno dato la possibilità di testare nuovi approcci alla vita, al lavoro e al consumo e sembra che molte persone abbiano scoperto realtà quotidiane più confortevoli. Ciò è dimostrato dal movimento di 2,99 milioni di persone verso i sobborghi statunitensi nel 2020, come mostra un report di Visa Business and Economic Insight. Inoltre, un sondaggio condotto dall’US National Bureau of Economic Research ha rilevato il desiderio del 77% delle persone che hanno lavorato da remoto durante i periodi di lockdown di continuare a farlo almeno un giorno alla settimana.


In Italia, sono molte le aziende a mostrarsi restìe verso questo cambiamento. Tuttavia, l’indagine internazionale “McKinsey Consumer Pulse”, dimostra che il 20/25% del lavoro nelle economie avanzate può essere svolto da remoto senza un effettivo calo della produttività, pur tenendo a mente che alcune fasi del workflow come negoziazioni, brainstorming, allineamenti, formazione e processi decisionali richiedono un’elevata efficienza comunicativa per essere svolte ed è importante che siano svolte in presenza. 


Le aziende, è innegabile, traggono grandi benefici dallo smart working potendo scegliere sedi operative flessibili, diminuendo la dimensione dei propri uffici e gli spostamenti dei propri dipendenti, riducendo così le spese legate al personale e ai benefit aziendali. A loro volta, i professionisti non sono più costretti a vivere vicino agli uffici e sono liberi di scegliere quale stile di vita adottare. Insomma, un buon compromesso da entrambe le parti.

L’impiego dell’AI per l’automatizzazione ridisegnerà il mercato del lavoro


In questo clima di rivoluzione, anche processi che richiedono interazione umana hanno saputo adattarsi: servizi di consegna di generi alimentari, banking online, consulenze mediche e farmaceutiche telematiche sono solo alcuni degli esempi. In molti hanno dovuto utilizzare per la prima volta strumenti digitali per rispondere a necessità quotidiane e tre quarti di loro dichiarano che continueranno ad utilizzare questi metodi anche post pandemia. Si tratta di una tendenza che ha generato un aumento importante delle mansioni legate all’immagazzinamento e ai trasporti, oltre che al digital marketing.


Questo momento di difficoltà, come ogni altra recessione, ha portato con sé l’innovazione e l’ottimizzazione delle operazioni, specialmente in quei settori dove il lavoro umano può essere automatizzato. Date le caratteristiche di questo periodo storico, si stima che saranno le professioni che richiedono più interazioni umane a ricevere i maggiori investimenti per l’automatizzazione tramite l'impiego dell’intelligenza artificiale.



Capacità di adattamento e apprendimento continuo saranno fondamentali per adattarsi al lavoro post pandemia


È prevista una riduzione delle professioni non altamente qualificate, il che significa che sempre più persone saranno costrette a puntare a posizioni superiori a quelle precedenti quando dovranno cambiare lavoro. Questa tendenza renderà ancora più evidente la necessità di un continuo aggiornamento delle proprie competenze per potersi adattare a nuove mansioni e condizioni professionali. Si stima che saranno i lavoratori più svantaggiati a riscontrare le maggiori difficoltà, dato che sono le persone meno abituate ad aggiornarsi e a svolgere i lavori più ripetitivi. 


Ad oggi sono molte le misure messe in atto dai governi per tamponare gli effetti della crisi economica portata dal Covid-19, ma, come visto, si preannuncia un radicale cambiamento del mercato del lavoro. È quindi importante che le aziende e le istituzioni sappiano comunicare così da poter facilitare la trasformazione in atto. Ad esempio, è importante che sia garantito a tutti l’accesso a reti internet veloci e che siano previsti opportuni programmi di supporto per le persone costrette a cambiare lavoro.


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