Produttività, sei falsi miti da sfatare prima che sia troppo tardi

Ambiente, soldi, diritti: per l’esperta Laetitia Vitaud, parlare di produttività è molto difficile più del previsto. Ma soprattutto, è meno importante di quanto crediamo
I
4 minuti
Falsi miti sulla produttività

Sul web e nella vita reale, i consigli su come aumentare la propria produttività sembrano non finire mai: la strategia pronta a permetterti di fare più cose nella metà del tempo in cui le facevi prima o l’app creata per semplificarti la vita sono sempre dietro l’angolo.

Pochi articoli riflettono invece su quale sia il vero senso della produttività. Di conseguenza, poche persone sanno che la produttività nasce come principio economico, ovvero come “il rapporto tra la quantità prodotta in una data unità di tempo e i mezzi impiegati per produrla”. 

Per molti economisti ed economiste, la discussione finisce qui: quale azienda non vorrebbe produrre di più lavorando di meno?

A priori, nessuna. In pratica però, secondo Laetitia Vitaud, scrittrice ed esperta in futuro del lavoro, la produttività non è il modo migliore per misurare o riflettere su come lavoriamo, né per noi, né per l’ambiente o la società.

Sei falsi miti sulla produttività su cui riflettere 

1) La produttività è facilmente misurabile

Quanto valore produce una persona che passa la sua giornata a rispondere alle mail? 

Quanto è produttiva un’insegnante? Quanto lo è un infermiere? Il numero di ore lavorate dalla prima o il numero di pazienti curati dal secondo non ci dicono molto sulle conoscenze acquisite dalla classe o sullo stato di salute delle persone in reparto.

Finché si tratta di tonnellate di grano o di macchine prodotte in serie, misurare la produttività è abbastanza semplice. Le cose si complicano però quando bisogna determinare la produttività di chi fa un mestiere creativo, chi svolge un lavoro di cura o chi lavora nel settore della tecnologia o dei servizi, settori che tuttavia sono essenziali per l’economia di oggi. 

In tutti questi casi, la produttività è incapace di misurare il valore del lavoro. Eppure, ci ostiniamo a utilizzarla come unità di misura universale, che è in fondo come misurare una bottiglia di latte in centimetri: profondamente inutile.

2) Lo stipendio è lo specchio della produttività

 “Dato che è impossibile misurare con precisione quanto valga l’apporto di un individuo a un progetto di gruppo, lo stipendio riflette i rapporti di forza [tra dipendenti], le capacità di negoziazione e l’estrazione sociale dell’individuo, e non la sua vera produttività”, spiega l’esperta. 

Inoltre, se gli stipendi riflettessero davvero la produttività, allora gli uomini sarebbero per definizione più produttivi delle donne, dato che i loro stipendi sono sistematicamente più alti di quelli delle colleghe

3) La produttività è un affar tuo

Una persona sazia, in salute, circondata da altre persone che la sostengono e che vive in un ambiente non inquinato sarà sempre più produttiva di una che vive in una situazione di disagio affettivo ed economico. Eppure, pensiamo sempre alla produttività come a una questione individuale e mai sociale e collettiva. 

Senza le strade, le scuole, gli asili nido o anche senza una buona connessione Wi-fi, la produttività di chiunque calerebbe a picco. “A ogni ora di lavoro ‘produttivo’ corrisponde un numero incalcolabile di ore di lavoro gratuito o scarsamente remunerato che la rendono possibile e ‘produttiva’”, spiega l’esperta. Lavoro non retribuito, ma essenziale.

Inoltre, “nonostante si parli sempre più spesso di intelligenza collettiva, la performance viene ancora valutata a livello individuale, mettendo da parte la collaborazione, l’influenza che le persone hanno le une sulle altre, la qualità delle relazioni che si stabiliscono”, conclude la scrittrice alludendo quindi anche al valore intrinseco del networking

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4) La produttività non è una questione di genere

La divisione tra lavoro ‘produttivo’ e ‘riproduttivo’ (come preparare da mangiare, prendersi cura di altre persone, tenere in ordine lo spazio domestico e via dicendo) può sembrare un ricordo del passato, ma è invece ancora viva e vegeta nella società odierna. Lo dimostra l’altissimo numero di donne che lavorano in settori come la scuola, gli ospedali, la pulizia, l’accudimento e l’assistenza agli anziani (ovvero lavori in cui solitamente gli stipendi sono più bassi o dove le donne non riescono ad arrivare ai posti di leadership) o che svolgono quotidianamente mansioni simili a casa, senza essere retribuite. 

5) La produttività fa bene all’ambiente

Secondo Vitaud, l’idea di produttività non tiene neanche lontanamente in conto l’impatto negativo che ha sull’ambiente. E il prezzo, di solito, ricade sulla collettività: è il caso delle catastrofi naturali, dove in molte occasioni la ripulitura delle spiagge o delle città viene effettuata da volontari e volontarie, o dell’inquinamento, che causa malattie che verranno curate in molti casi con i soldi dei cittadini e delle cittadine.

Paradossalmente però, “le attività più inquinanti sono anche le più produttive”, afferma Vitaud. 

6) La produttività è una questione di tempo

Tentare a ogni costo di aumentare la propria produttività porta spesso a due risultati: il primo è un calo dell’autostima, dato che non esistono trucchetti o consigli utili per raggiungere obiettivi impossibili; il secondo è l’ossessione per il futuro secondo la quale “sono quando spunterò ogni casella della mia lista delle cose da fare potrò tornare a vivere nel presente”. Come sappiamo però, vivere in funzione della propria lista di cose da fare non fa bene (e neanche sentirsi costantemente una nullità dev’essere un toccasana). 

“E se provassi invece di vivere nel presente?”, si chiede Vitaud. 

E se ci provassi anche tu?, ti chiediamo noi.

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