Addio multitasking: perché non funziona e cosa fare invece

Il multitasking non esiste e soprattutto ha conseguenze negative sulle capacità del tuo cervello. Ecco quindi qualche alternativa più sana ed efficace.
multitasking

“Multitasking significa che tu puoi fare due cose male, tre cose malissimo e quattro cose in modo schifoso. Fanne una sola alla volta”. 

Questa frase non è stata pronunciata da un professore di psicologia plurilaureato, ma da Sergio Marchionne in una conversazione con il giornalista Mario Calabresi (i due hanno lavorato insieme a “La Stampa” per un periodo).

Eppure, in maniera più accurata e con qualche dato per supportare la sua tesi, un professore di psicologia potrebbe arrivare a dire la stessa frase.

Perché è così: indipendentemente da cosa ne pensi il vostro capo o la vostra capa, il multitasking non esiste.

O meglio: non esiste per come abbiamo sempre pensato che esistesse.

Multitasking: significato e origine di questa parola

La parola multitasking nasce nel settore dell’informatica per indicare la capacità di un software di eseguire più programmi contemporaneamente. La sua prima apparizione ufficiale risale al 1965, quando IBM utilizzò il termine multitask per descrivere le capacità dell’IBM System/360. 

Già dalla fine degli anni Sessanta, chi si occupa di psicologia e scienze sociali ha iniziato a fare ricerca per capire se anche l’essere umano avesse questo tipo di capacità.

Con la diffusione di sempre più dispositivi tecnologici nella nostra vita privata e professionale, come telefoni, computer e tablet, si è iniziato a parlare di media multitasking, ovvero la capacità di svolgere più compiti allo stesso tempo utilizzando devices diversi.

media multitasking

Il multitasking non esiste (o meglio: non funziona)!

Il paradosso del multitasking è che il modo in cui lo descriviamo riguarda solo l’aspetto esteriore: a prima vista, infatti, alcune persone o macchine sembrano capaci di fare due o tre cose contemporaneamente.

In realtà sia il cervello umano che i computer non fanno tante cose allo stesso tempo, ma passano molto velocemente da una all’altra: di conseguenza, il nome più corretto per quel che oggi conosciamo multitasking sarebbe context switching.

Precisazioni terminologiche a parte, il vero problema è che negli esseri umani questa capacità non ci aiuta a aumentare la produttività e collaborare meglio con la tecnologia, ma tutto il contrario: il multitasking aumenta lo stress e il rischio di depressione e ansia, riduce la nostra capacità di attenzione e porta a risultati inferiori, sia a scuola che a lavoro. 

Qualche eccezione

No, non tutto quel che sai sul multitasking (o context switching) è completamente falso

La ricerca dimostra infatti che:

  • È possibile svolgere due compiti contemporaneamente, a patto che non utilizzino le stesse risorse all’interno del sistema cognitivo. In neuropsicologica, questa procedura viene chiamata “paradigma del doppio compito” ed è il motivo per cui ad esempio riusciamo a cantare una canzone mentre siamo alla guida e invece non possiamo leggere un libro e cantare una canzone nello stesso momento;
  • I nativi digitali (ovvero chi è nato prima degli anni Ottanta) sono stati abituati fin dall’infanzia a utilizzare diversi dispositivi, anche allo stesso tempo. Di conseguenza, secondo uno studio del 2014, questi individui presentano prestazioni migliori nei ambienti con più distrazioni rispetto ad ambiti in cui ci si deve focalizzare su un solo compito. 

Le alternative al multitasking

Il contrario del multitasking è il monotasking (o single tasking), ovvero la capacità di fare una cosa sola per volta.

Facile, vero? Beh, non proprio. Secondo Thatcher Wine, autore del libro The Twelve Monotasks: Do One Thing At A Time To Do Everything Better, il monotasking è come un muscolo che non è stato utilizzato per molto tempo: esiste, ma è atrofizzato.

monotasking

Ma cosa fare per risvegliare il muscolo del monotasking? Ecco qualche idea:

  1. Fai una lista delle distrazioni più comuni per te, come ad esempio richieste di aiuto da parte di colleghe e colleghi, notifiche dei social network, telefonate, etc.
  2. Ogni volta che ti distrai, riconosci la distrazione e sposta la tua attenzione sul compito che stavi svolgendo prima. Questo processo di “riportare la tua attenzione su un punto, senza esprimere giudizi” è molto familiare per chi si dedica alla meditazione, spiega Wine.
  3. A fine giornata, ritagliati mezz’ora per occuparti di tutte le distrazioni arretrate. Cancella, ignora o rispondi a tutte le mail e le notifiche di quel giorno. Se ti accorgi che alcune distrazioni sono ricorrenti, trova un modo per delegare la loro risoluzione o automatizzarle.

Il metodo Pasquale contro il multitasking

Nel suo discorso al TEDX Milano, Mario Calabresi ricorda anche un’altra peculiarità di Marchionne, un trucco che può essere utile anche a te se vuoi sfuggire al multitasking.

“Sergio Marchionne e tempo vuoto sembrano due concetti lontanissimi, perché lui era uno che lavorava 18 ore al giorno. Eppure, mi raccontò che quando arrivò alla Fiat si mise a segnare sulla sua agenda uno spazio libero di 20 minuti ogni due ore a cui dava un nome qualunque, qualcosa come “Pasquale”. Chi aveva accesso alla sua agenda, i suoi collaboratori più stretti, all’inizio pensavano che Pasquale fosse un nome in codice per qualcuno che nessuno doveva sapere. Invece Pasquale era lui. Pasquale era il tempo necessario per capire le cose dopo ogni riunione, il tempo di cui aveva bisogno per telefonare, mandare mail e risolvere i problemi che erano emersi”.

Sapere di avere un cuscinetto di tempo per risolvere tutte le questioni che sono state discusse durante una riunione o un incontro ti aiuterà a resistere all’urgenza di fare tutto subito e avere una visione d’insieme più chiara.

Insomma, addio multitasking, benvenuto metodo Pasquale!

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