Intelligenza emotiva: cos'è e perchè è fondamentale al lavoro

Da più di 30 anni gli psicologi sottolineano l’importanza dell’intelligenza emotiva, la capacità di gestire le proprie emozioni e quelle degli altri
I
5 minuti
Intelligenza emotiva nel mondo del lavoro

Daniel Goleman è uno psicologo specializzato in intelligenza emotiva, autore di vari testi tra cui "Intelligenza emotiva: che cos'è e perché può renderci felici". Egli, in un interessante articolo, utilizza come esempio la storia della manager Ester per spiegare tutti gli aspetti che compongono l’intelligenza emotiva.

Ester è una professionista molto apprezzata nel suo team. È rispettosa, gentile, sensibile ai bisogni dei suoi collaboratori. Le persone si sentono fortunate a poter lavorare e rapportarsi con lei.

Tutti, senza esclusione, sono d’accordo sul fatto che il pregio di Ester è avere una grande intelligenza emotiva.

Anche Ester, che è una persona equilibrata e sa quali sono i suoi punti di forza, ritiene di avere questa capacità ed è molto contenta che sia una sua qualità innata su cui non ha bisogno di lavorare.

Tuttavia riflettendo sul suo percorso inizia a dubitare delle sue skills: si sente infatti a un punto morto e le sembra di non avanzare mai nella carriera.

Si rende conto che le riesce difficile dare dei feedback negativi; non è portata per prendere decisioni fuori dagli schemi o rischiose, preferisce lavorare sul concreto piuttosto che essere creativa.

Goleman usa questo esempio per mostrarci come Ester e i suoi collaboratori siano caduti in una trappola, semplificando il concetto di intelligenza emotiva. 

Infatti essa non riguarda solo l’essere socievoli, sensibili e piacere agli altri. Queste qualità si rifanno solo a una minima parte di questo tipo di intelligenza.

L’intelligenza emotiva è molto più complessa e abbraccia diversi ambiti. In generale è la capacità di comprendere, utilizzare e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri in modo positivo per comunicare in modo efficace, entrare in empatia con gli altri, superare le sfide e disinnescare i conflitti. 

In particolare, Goleman ha sviluppato, dopo 30 anni di studi nel settore,un modello che spiega di cosa esattamente essa si compone.
Lo psicologo ha teorizzato che:

L’intelligenza emotiva si sviluppi su quattro aree 

Queste sono, ciascuna con pari importanza:

  • Autoconsapevolezza
  • Autoregolamentazione
  • Consapevolezza nelle relazioni con gli altri
  • Capacità di gestione delle relazioni con gli altri

Vediamo quindi che questi pilastri sono divisi tra competenze più inerenti alla sfera interiore e competenze legate al rapporto con gli altri.

Ciascuno comprende un set di abilità specifiche

  • Autoconsapevolezza: prevede l’abilità di essere consapevole delle proprie emozioni
  • Autoregolamentazione: prevede l’autocontrollo delle proprie emozioni, la capacità di adattamento, l’orientamento al miglioramento, una prospettiva positiva
  • Consapevolezza nelle relazioni con gli altri: prevede empatia, capacità organizzative
  • Capacità di gestione delle relazioni con gli altri: prevede l’influenza positiva sugli altri, l’attitudine al coaching e mentoring, la capacità di gestire i conflitti,la capacità di lavorare in team, l’attitudine a una leadership di ispirazione per gli altri

Vediamo, alla luce di ciò, che Ester ha grandi capacità nell’area dell’autoregolamentazione e buona consapevolezza nelle relazioni con gli altri. Tuttavia è più carente nella capacità di gestione delle relazioni. Infatti se avesse una buona capacità di gestire i conflitti non eviterebbe di dare feedback negativi, perché si renderebbe conto che questi sono fondamentali per la crescita dei propri collaboratori.

Allo stesso modo, se avesse un’attitudine a una leadership che ha come obiettivo ispirare gli altri, sarebbe più creativa e si prenderebbe più rischi. Molti studi hanno infatti trovato un nesso tra la capacità di guidare l’innovazione e l’intelligenza emotiva.

Si capisce quindi perché Ester si sente “bloccata” in alcuni aspetti della sua carriera: non ha sviluppato ogni area della sua intelligenza emotiva.

Non trascurare nessuna area tra autoconsapevolezza, autoregolamentazione, consapevolezza nelle relazioni con gli altri e capacità di gestione delle relazioni con gli altri è fondamentale per un leader di successo che vuole portare un vero cambiamento nell’organizzazione e crescere come professionista (e persona).

Un esercizio molto utile nel caso in cui ci si renda conto che la nostra leadership ha delle criticità è prendere carta e penna e analizzare quali sono i nostri punti di forza e di debolezza tenendo presente le quattro aree dell’intelligenza emotiva e le competenze comprese in ciascuna di esse.

Una buona analisi può portarci ad avere una visione molto più chiara delle aree di miglioramento e darci molti spunti su cui lavorare.

Per sviluppare l’osservazione più in profondità Goleman consiglia di partire facendosi tre domande

La prima è “qual è la differenza tra come mi vedo io e come mi vedono gli altri?”

Questo è molto utile da comprendere perché, come si può immaginare, a volte noi abbiamo dei veri e propri bias rispetto alle nostre effettive capacità o non ci rendiamo semplicemente conto di alcune dinamiche inconsce che mettiamo in atto.
Ad esempio, la maggior parte di noi pensa di essere ottimi ascoltatori, ma nella maggior parte dei casi non è così.
Senza un riscontro da parte degli altri sulla realtà può essere difficile rendersi conto di quali siano le nostre effettive performance.
Inoltre un feedback sincero può portarci a renderci conto della realtà e a voler intraprendere il miglioramento.

Un’altra domanda utile per comprendere meglio noi stessi è “cosa mi importa veramente?"

È importante considerare, oltre a quali sono le cose che vogliamo migliorare, quali siano gli obiettivi che si vogliono raggiungere nel futuro.
Voler ottenere delle competenze solo perchè i colleghi, l’HR o un capo pensano sia giusto che tu lo faccia, non è utile e probabilmente ti porterà a fallire se non ti fermi a pensare cosa questo può portare nella tua vita.
Essere realmente motivati è più importante di qualsiasi sforzo a cambiare i propri comportamenti o abitudini.
Non bisogna pensare che coltivare l'intelligenza emotiva sia da equiparare a competenze pratiche come imparare a usare un nuovo software.
È qualcosa di intrinsecamente legato alla nostra essenza di individui.

Una volta che si è risposto a queste prime due domande è importante chiedersi “che cosa sono disposto a fare per raggiungere questi obiettivi che mi sono prefissato?”

Goleman suggerisce di identificare proprio delle azioni pratiche da mettere in atto.
Ad esempio se si vuole diventare un miglior ascoltatore, ogni volta che qualcuno sta raccontando qualcosa si può provare a prendersi delle pause per ascoltare con attenzione e concedersi di fare domande per assicurarsi di aver capito bene prima di dare un’ opinione.
È necessario allenare il tuo cervello a reagire diversamente da come è abituato.
Le neuroscienze insegnano che più alleni il cervello a comportarsi in un modo in una determinata situazione, più sarà portato a farlo.
Bisogna ricordare che il cervello non distingue tra ambito lavorativo e vita privata: può essere utile praticare dunque gli esercizi in ogni contesto, anche a casa.

All’inizio potrà sembrare strano e non naturale, ma pian piano lo sforzo svanirà e il nuovo approccio diventerà una nuova e facile abitudine.
Si arriverà al punto in cui la nuova modalità di funzionamento si attiverà in automatico.
Arrivati a questo punto la nuova abitudine ha ormai sostituito la vecchia nei circuiti di funzionamento del tuo cervello.

Certamente, un tipo di allenamento del genere può essere molto difficile e necessita di tantissima consapevolezza.

Un percorso di coaching può essere molto utile per avere anche il supporto di un professionista esterno il quale può dare un proprio punto di vista più neutro sulle nostre aree di miglioramento.
Un coach può anche aiutarci a migliorare le nostre capacità e a raggiungere lo stile di leadership desiderato. Può aiutare inoltre ad accorgersi che cosa si trova “sotto la superficie” e a sbarazzarsi di preconcetti che ci portano ad agire in maniera sbagliata.

Infatti è sempre opportuno ricordare che l’intelligenza emotiva può essere sviluppata e allenata e con un po’ di lavoro si possono ottenere grandi miglioramenti, in ogni momento della vita. Non è mai troppo tardi!

Le organizzazioni potrebbero valutare di inserire specifici percorsi di coaching per i propri collaboratori, sia di gruppo che individuali.
Questo favorirebbe una cultura aziendale innovativa e il raggiungimento degli obiettivi in maniera più efficace.
Potrebbe inoltre fornire utili strumenti ai propri collaboratori per sviluppare capacità e addirittura mettere in luce potenziali talenti.

Anche chi ritiene di avere un’ottima intelligenza emotiva può beneficiare di questo tipo di percorsi.
Conoscersi meglio, magari scoprendo lati di sé inaspettati, è importante per tutti per il raggiungimento di obiettivi di carriera ancora più soddisfacenti.

Table of contents

Entra nella community per i remote workers che vogliono crescere insieme!

Thank you! Your submission has been received!
Oops! Something went wrong while submitting the form.
Iscriviti a Zwap
Post recenti

Non restare indietro,
prendi parte al futuro con noi.

Scrivici
© 2021 Zwap. All rights reserved. P.I. 02872710906